Veronica Giuffré

Misuravo scarso un metro quando ho iniziato a grattare i crini dell’archetto su un minuscolo violino, di lì a poco digitavo sulla tastiera di un IBM le favole di Esopo.

Guadagnati poco più di sessanta centimetri di prospettiva dalle cose, ho scoperto di avere l’occhio da redattore e l’orecchio assoluto. Leggo libri, li impagino (di carta e bit) e li racconto sul mio cassetto dei calzini spaiati e su Flanerí.

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